LONDRA “V for vendetta” contro “Sin City”. Ma questa non è una storia a fumetti. E’ un duello reale tra due dei più famosi vignettisti del mondo. Oggetto del contendere: i dimostranti di Occupy Wall Street, Occupy London e tutte le altre filiali del movimento 99 per cento. Definiti dall’ americano Frank Miller «un mucchio di ladri e stupratori con l’ iPhone». Facendo inferocire l’ inglese Alan Moore, che li difende appassionatamentee bolla Miller come «un pazzo misogino, omofobo e fascistoide». Al movimento degli indignados, del resto, Moore ha prestato il volto: il rivoluzionario V, protagonista della sua opera più recente, indossa una maschera di Guy Fawkes, il cospiratore che nel 1605 tentò di assassinare il re e far saltare in aria il parlamento di Westminster, un’ azione ricordata curiosamente ogni anno in tutto il regno con falò e caroselli di bambini che indossano la medesima maschera, adottata negli ultimi due mesi da molti manifestanti di Occupy Wall Street e dai loro seguaci, dei qualiè diventata praticamente il simbolo. Una scelta che ha compiaciuto il disegnatore: Moore si descrive come «un anarchico»e ha espresso da subito il suo appoggio alla protesta dei giovani contro gli eccessi del capitalismo. Ma è stato l’ intervento del suo collega dall’ altra parte dell’ Atlantico a farlo scendere in campo per vendicare, perlomeno a parole, i dimostranti con il volto del suo eroe. Frank Miller, autore di “Sin City”, “Dark Knight returns” (il ritorno di Batman) e tante altre storie a fumetti, ha attaccato per primo, scrivendo nel proprio blog che il movimento 99 per cento nonè altro che «un mucchio di perditempo, ladri, stupratori, una marmaglia ingovernabile animata da nostalgie stile Woodstock e da un ipocrita, putrido senso di rettitudine». L’ occupazione di Wall Street, della City e di altri luoghi simboli del capitalismo, continuava il suo blog, «sono semplicemente il prodotto di una patetica forma d’ anarchia, da parte di ragazzi viziati con l’ iPhone e l’ iPad, che dovrebbero smetterla di infastidire la gente che lavora e dovrebbero piuttosto andare loro stessia lavorare…». Richiesto di un parere dal suo editore inglese, Moore, che oltre a “V for Vendetta”è l’ autore di “Watchmen”, ha risposto con la durezza di uno dei suoi personaggi. «Io e Miller abbiamo una visione diametralmente opposta su molte cose, ma certamente sul movimento Occupy. Per me, si tratta di un grido di sdegno morale assolutamente giustificato e di una protesta che è stata condotta in un modo molto intelligente e non violento. Certo, se fossero stati una banda di vigilantes sociopatici con la maschera di Batman sulla faccia, a Miller sarebbero piaciuti di più». Aggiunge il fumettaro inglese: «Le parole di Frank non mi meravigliano, sono quello che mi aspettavo da lui. Miller sembra non solo antistorico ma profondamente omofobico. La sua sgradevole sensibilità è evidente da un pezzo». In modo differente e con idee politiche chiaramente contrapposte,i due sono in realtà considerati entrambi fra i più influenti disegnatori di fumetti degli ultimi decenni: nessuno ha cambiato più di loro l’ industria dei “comic books”, come li chiamano nel mondo anglosassone (anche quando non c’ è niente da ridere),e gran parte dei loro libri, da “Watchmen” a “Sin City” per citarne un paio, hanno avuto una versione cinematografica. Forse era inevitabile che l’ inglese e l’ americano, lo spirito ribelle e Scambi di battute al vetriolo tra Frank Miller e Alan Moore Due grandi vignettisti su fronti opposti. E anche il web si schiera il macho man, l’ anarchico e il nazionalista (l’ ultimo lavoro di Miller, “Holy Terror”, ha per protagonista un super-eroe che combatte contro Al Qaeda), si dessero battaglia. «I dimostranti di Occupy sono persone normali che difendono i propri diritti e protestano a nome di tutti noi», conclude Alan Moore. «Sono dei buffoni senza cervello», replica Frank Miller. Chissà se ne nascerà una nuova storia a fumetti. O magari due, una di destra e una di sinistra.
[ENRICO FRANCESCHINI]
Moore è un disegnatore, anzi un vignettista (come Miller, del resto). Si imparano sempre cose nuove dai giornali. Ma...