Scattata con instagram
in questo paese
dove finti barbari s’innestano sugli scranni del potere con l’eleganza e la grazia di scimmie che cagano,
dove ittici ereditieri acquistano auto coi soldi del mio sangue quotidiano,
dove modelle scosciate paralizzano l’opinione pubblica per giorni in una cacofonia di entomologiche ipotesi,
dove gli intellettuali muoiono come mosche gettandosi dai balconi di ospedali stracolmi,
dove é reato pensare ma non fare sesso con minori,
dove il rigore domenicale é l’altare della sacralitá estrema,
dove artigiani e pensionati si immolano nel nome della dignitá violata,
dove gli operai crepano e a nessuno frega un cazzo,
dove le banche usano le nostre falangi per rimuovere i resti dei loro pasti umani,
dove da tre anni una cittá é morta e i convenuti al funerale hanno avuto manganelli invece che fiori,
dove le donne vengono stuprate ripetutamente in ogni quiz televisivo e sorridono a gambe larghe in una grottesca parodia della geisha moderna,
dove i ministri creano tunnel inesistenti in una notte,
dove chi non ha mai avuto fame deride i poveracci che chiedono del pane,
dove esistono fabbriche in cui si viene allontanati perché si fa parte di un sindacato e non di un altro,
dove la massima carica dello stato si rifiuta di incontrare metá popolazione perché non la pensa come lui,
dove dare della pecorella a un poliziotto diventa il simbolo del male assoluto mentre la diaz ha generato promozioni e riconoscimenti,
dove si firmano le dimissioni in bianco per farsi assumere al lavoro,
dove dire no equivale all’ostracismo morale,
dove gli autisti di tram fanno i test antidroga ogni settimana e nei bagni di montecitorio la cocaina scorre a fiumi,
dove se sei divorziato organizzi il family day,
dove se hai la SLA non puoi decidere di toglierti la vita ma non ti aiuta un cazzo di nessuno a tirare fine mese,
dove se rubi una mela sei messo alla gogna e se vendi azioni spazzatura della tua azienda quotata in borsa ti danno un master e un posto in parlamento,
dove esci di casa al mattino e non sai se torni perché nel frattempo, magari, equitalia te l’ha pignorata,
dove si lasciano crepare persone sopra una nave per non avere problemi con l’assicurazione,
dove per sfamare la gente si comprano dei caccia,
dove scrivere su un muro é illegale ma le aziende sanno di te anche quante volte ti infili le dita nel naso,
dove mantenere un lavoro é piú complesso che sbarcare sulla luna,
dove il gioco d’azzardo é fomentato dallo stato come panacea per tutti i mali,
dove la cultura é considerata una minaccia e i libri di scuola sembrano estratti da topolino,
dove se uno spara a dei senegalesi non é razzista ma é che neri si vedono meglio,
dove i partiti contestano i propri sindacati e quando c’é uno scandalo nessuno vede mai un cazzo,
dove l’informazione la fanno le iene e il telegiornale sembra l’album di famiglia dei winsor,
dove due donne che si baciano per strada non vengono arse sul rogo solo perché la benzina é arrivata ai due euro al litro,
dove si lasciano crollare i monumenti per scrivere poesie del cazzo su giornali del cazzo,
dove i commercianti sono tutti evasori, le donne mignotte ed i mafiosi santi,
ebbene,
in questo paese,
io mi incazzo.
:)
Scaldare l’olio, aggiungere l’aglio, quando l’olio è ben caldo e l’aglio di colore dorato versare il tonnOBBESTEMMIARE, cercare una pomata per le ustioni, forse è in bagno, dove cazzo l’ho messa, che è sta puzza? Ma si sta bruciando il tonnOBBESTEMMIARE, spegnere tutto, merda è tutto nero, versare nel lavandino goccioloso l’olio bollente con il tonnOBBESTEMMIARE.
Yogurt.
New York - Mandato d’arresto per le autorita’ dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Non e’ una provocazione degli attivisti anticapitalisti del movimento Occupy e nemmeno della gente che mascherata e armata di bastoni e’ scesa in strada per attaccare negozi e polizia.
La minaccia e’ reale e arriva dal principale sindacato delle forze di polizia elleniche: vogliono vedere in manette il presidente della Commissione Ue Barroso e il numero uno dell’Fmi Lagarde. L’accusa: aver chiesto misure di austerita’ impopolari e devastanti.
L’obiettivo numero uno degli avvisi di garanzia sarebbe in realta’ il principale responsabile degli inviati FMI in Grecia: Poul Thomsen. Intanto l’escutivo nazionale perde altri pezzi: dopo le dimissioni del vice ministro del Lavoro, oggi hanno annunciato l’intenzione di lasciare la coalizione tre ministri del partito di estrema destra al governo. Non voteranno la riforma, rimangiandosi il patto stretto in precedenza.
La minaccia dei poliziotti ha un valore simbolico: secondo avvocati e docenti di diritto un giudice deve prima autorizzare simile avvisi di garanzia, prima che la polizia possa procedere all’arresto. Ma mostra ad ogni modo l’intensita’ che la rabbia di popolazione e forze civili ha assunto nei confrotni delle autorita’ europee.
I leader stranieri chiedono sacrifici e drastiche riduzioni a salari e pensioni, in cambio degli aiuti che consentirebbero alla Grecia di rimanere a galla e evitare di sprofondare in un default del suo debito.
“Dal momento che continuate con le vostre politiche distruttive, vi avvertiamo che non potete farci lottare contro i nostri fratelli”, dice un comunicato del sindacato. Qui il riferimento e’ chiaramente alle proteste e gli scioperi generali che da mesi hanno messo in ginocchio il paese piu’ indebitato dell’area euro.
“Ci rifiutiamo di metterci contro i nostri genitori, fratelli e contro qualsiasi cittadino che protesti e chieda un cambiamento di politica”, ha annunciato il sindacato che rappresenta piu’ di due terzi delle forze dell’ordine della Grecia.
La polizia ellenica ha lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti che avevano assalito negozi e poliziotti al termine di una marcia in segno di protesta contro le misure di austerita’.
E’ il secondo giorno di sciopero generale in una settimana indetto dai sindacati del paese. Il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos sta esortando i deputati ad accettare le condizioni del nuovo piano di aiuti, da 130 miliardi, che prevedono ulteriori tagli a pensioni, personale e salari. Un rifiuto vorrebbe dire default e uscita dall’area euro. Atene ha tempo fino al 20 marzo per restituire 14,3 miliardi di euro di debiti.